La collana di articoli di Fitness & Neuroscienze si arricchisce di un nuovo contenuto dedicato al management in palestra, in cui l’autore affronta il tema dell’insorgenza dei conflitti tra collaboratori e con i clienti, partendo dall'esperienza personale.
Situazioni, queste, che minacciano gli equilibri dei diversi rapporti di relazione che si instaurano all’interno del club ma che possono essere trasformate in un’opportunità di confronto se vengono utilizzati i giusti strumenti.
Saperle affrontare nel modo corretto è per il manager una capacità fondamentale richiesta al suo ruolo, che può essere appresa attraverso lo studio dei comportamenti umani analizzati dalle neuroscienze, assieme ai metodi più idonei per risolverle e indirizzarle verso un percorso di crescita.
Buona lettura!
GESTIRE I CONFLITTI IN PALESTRA
Sono contento di avere l’opportunità di scrivere questo articolo, perché mi offre la possibilità di condividere argomenti ed esperienze personali che ritengo importanti e utili. Mi sono interessato alla gestione dei conflitti già in giovane età, inizialmente per cercare di attenuare i litigi tra mia madre e mio padre e in seguito portando questa attenzione nelle relazioni di amicizia, in ambito sportivo e successivamente nella gestione di palestre e associazioni sportive, fino ad applicarla nel mio lavoro attuale di mental trainer, counselor e fitness coach.
Nel tempo, e grazie anche all’approfondimento delle neuroscienze applicate ai contesti organizzativi, ho compreso che uno degli aspetti più delicati nella gestione di una palestra o di un centro sportivo non riguarda soltanto le attrezzature, i programmi di allenamento o le strategie commerciali, ma soprattutto le persone e il modo in cui il loro cervello reagisce alle dinamiche relazionali. In ogni struttura sportiva convivono professionalità diverse, ognuna con obiettivi, sensibilità e modalità operative differenti.
Personal trainer, istruttori, receptionist, consulenti commerciali, responsabili tecnici e collaboratori amministrativi spesso devono lavorare insieme. Proprio per questo è naturale che possano nascere ivergenze, incomprensioni e momenti di tensione. Dal punto di vista neuroscientifico il conflitto non è soltanto uno scontro tra opinioni ma è una risposta del sistema nervoso a una percezione di minaccia. Quando una persona si sente criticata, esclusa, non ascoltata o percepisce che il proprio ruolo viene messo in discussione, il cervello attiva meccanismi di difesa. In queste condizioni diminuiscono significativamente la capacità di ascolto, l’empatia, la flessibilità cognitiva e la disponibilità a trovare soluzioni condivise...
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